“Prima paghi poi ti do lo stipendio”: Ecco la legge “Stipendio stop”, se hai debiti non prendi più un euro | Ti bloccano tutti i pagamenti per legge

Uomo triste- Foto di Andrew Neel da Pexels-CircuitoLavoro.it
Bisogna fare molta attenzione ai debiti con il Fisco per i quali si rischia anche il congelamento della busta paga: ecco per quali categorie di lavoratori è previsto il blocco dello stipendio.
Una nuova misura contenuta nella Legge di Bilancio 2025 è stata ribattezzata “Stipendio stop” e ha l’obiettivo di risanare i debiti fiscali attraverso il sequestro degli stipendi.
La norma colpisce, nello specifico, chi ha pendenze fiscali superiori a 5.000 euro e percepisce importi mensili che superano i 2.500 euro lordi.
Il meccanismo scatta in automatico per i lavoratori del settore pubblico: lo Stato blocca il pagamento e segnala il nominativo all’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sarebbero almeno 250.000 quelli interessati, e circa 30.000 percepiscono stipendi medi superiori a 3.500 euro.
Congelamento parziale della busta paga: quanto viene trattenuto in caso di debiti fiscali
Il congelamento della busta paga si verificherà in presenza di due condizioni: un debito fiscale superiore a 5.000 euro e uno stipendio mensile lordo oltre i 2.500 euro. Il blocco riguarda in particolare tutte le somme dovute a titolo di retribuzione, comprese quelle legate al licenziamento o ad altri diritti economici derivanti dal rapporto di lavoro. Si tratterà di un congelamento parziale e progressivo.
In caso di stipendi regolari, si procederà a bloccare un settimo dell’importo mensile. In caso di indennità una tantum, invece, come con la tredicesima, il prelievo sarà di un decimo. Pensiamo a chi guadagna, ad esempio 2.700 euro lordi al mese e ha un debito superiore ai 5.000 euro. Questo lavoratore pubblico vedrà trattenuti circa 385 euro mensili fino al saldo completo.

Quando verrà applicata la nuova misura fiscale: la scadenza fissata per regolamentare la propria posizione
L’applicazione della norma è fissata per il 2026. Fino a quel momento sarà, quindi, lasciato ai lavoratori un margine di tempo necessario per regolarizzare la propria situazione fiscale. Lo slittamento è stato deciso per permettere agli enti pubblici di aggiornare le procedure interne e sincronizzarsi con l’Agenzia delle Entrate Riscossione. Intanto, chi ha ricevuto cartelle esattoriali ha a disposizione più giorni per evitare conseguenze: dal 1° gennaio 2025, il termine per pagare è passato da 30 a 60 giorni.
Si configura, così, un’opportunità utile anche per valutare eventuali errori nelle notifiche o chiedere la rateizzazione del debito. In ogni caso è necessario procedere a risolvere la pendenza entro il 2026: in caso contrario scatteranno le trattenute in busta paga. L’intervento si inserisce in un piano più ampio di recupero crediti da parte dello Stato, che mira a ridurre l’evasione fiscale tra i dipendenti pubblici.