Il panorama pensionistico italiano potrebbe subire una sostanziale mutazione con la proposta attualmente al vaglio degli esperti del Cnel. La strategia in esame propone un ritorno all’approccio della normativa Dini, favorendo una flessibilità in uscita per i lavoratori, tra i 64 e i 72 anni, senza ricorrere al precedente sistema delle Quote. Ciò significherebbe poter optare per il pensionamento anticipato o posticipato, influenzando l’importo dell’assegno pensionistico in base all’età di ritiro dal lavoro.
Gli attuali studi intendono applicare nuovi coefficienti di trasformazione che regolino questa modalità, riducendo il range di età disponibili per la pensione anticipata rispetto al sistema attuale.
L’ente Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è protagonista nell’elaborazione della suddetta proposta di riforma pensionistica, offrendo un contributo tecnico-esperienziale rilevante. Tale organo consultivo, attraverso le sue attività, ricerca soluzioni incentrate su una maggiore equità e sostenibilità del sistema pensionistico. La composizione eterogenea del Cnel facilita una visione ampia delle esigenze lavorative e pensionistiche.
La riforma in discussione punta a instaurare un sistema più flessibile e adattabile alle diverse necessità dei lavoratori, intervenendo sull’età pensionabile e sugli incentivi per il posticipo del ritiro dal lavoro.
Il Cnel, con il suo team di esperti, sta definendo i dettagli di questa proposta, mirando a un sistema più giusto e flessibile, che possa adattarsi alle dinamiche contemporanee del mondo del lavoro.
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