Legge già firmata: “Vi togliamo i soldi dallo stipendio durante la malattia” | Trattati come nei campi di concentramento

Legge già firmata: “Vi togliamo i soldi dallo stipendio durante la malattia” | Trattati come nei campi di concentramento

Decurtazione dello stipendio durante la malattia nel 2025 - circuitolavoro.it

Adesso chi sta male potrebbe non vedersi retribuite le giornate di malattia: una legge che non passa inosservata e penalizza il dipendente.

Ammalarsi costa. Costa in termini di energie, di salute, di equilibrio personale. Ma c’è un costo che molti scoprono solo quando è troppo tardi: quello sullo stipendio. Non è una metafora, né una provocazione. In Italia è stata firmata una legge che colpisce proprio chi si ammala.

E non parliamo della classica ‘carenza’ dei primi tre giorni o del diritto di licenziamento dopo 180 giorni di malattia consecutivi. C’è di peggio. Una norma attiva da tempo, firmata, approvata e difesa nei tribunali. Una regola che definire disumana è poco. Ma andiamo con ordine.

I primi tre giorni di malattia non li paga (quasi) nessuno

Chi lavora lo sa: quando ci si ammala, i primi tre giorni sono sempre un po’ una roulette. Nei contratti collettivi del settore privato, spesso sono coperti solo parzialmente o addirittura a carico dell’azienda, che può scegliere se retribuirli o meno. Una scelta discrezionale, legata a contrattazione, accordi interni e – diciamolo – fortuna. Nel pubblico, invece, la retribuzione per quei giorni è garantita, ma già ridotta. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire.

Ma ecco che entra in gioco l’articolo nascosto. Quello che non si nota finché non capita. Una legge che taglia lo stipendio non solo nei primi tre giorni, ma nei primi dieci.  E stavolta, non c’è alternativa.

Forbici che tagliano banconote euro
Decurtazione stipendio per malattia – circuitolavoro.it

Trattenuta Brunetta: la legge che punisce chi si ammala

La misura ha un nome e cognome: Trattenuta Brunetta, dal ministro che l’ha introdotta nel lontano 2008 (Decreto Legge 112/2008).
In pratica, ogni volta che un dipendente pubblico si assenta per malattia, per i primi 10 giorni viene applicata una decurtazione dello stipendio. A prescindere. Anche se l’assenza dura solo un giorno. Anche se si tratta di influenza, covid, o una condizione certificata. La riduzione può essere consistente, e impatta anche su indennità accessorie e voci aggiuntive della busta paga.

Sorge spontaneo chiedersi se questo sia legale, ma la risposta si trova nella legge stessa. Nel 2012 la Corte Costituzionale ha dichiarato legittima questa norma. Non viola i diritti fondamentali, non discrimina, secondo i giudici.
Solo dopo l’undicesimo giorno di malattia consecutivo, il lavoratore torna a ricevere l’intera retribuzione.

La legge è firmata da tempo, applicata e considerata legittima. Ma ad oggi resta una tematica calda nella gestione dei diritti dei lavoratori italiani, costretti ad accorgersene troppo tardi o, addirittura, rinunciare alla propria salute per tornare al lavoro prima del dovuto.