Il concetto di lavoro da remoto ha preso piede negli ultimi anni, favorito dall’avanzamento delle tecnologie digitali. Questa nuova modalità lavorativa, che consente di operare senza vincoli di ubicazione, è stata amplificata dalla diffusione dello smart working, soprattutto a seguito della pandemia di COVID-19. Una fascia particolare di lavoratori da remoto è rappresentata dai nomadi digitali: professionisti qualificati che scelgono di vivere e lavorare in movimento, approfittando delle possibilità offerte da diversi paesi in termini fiscali e amministrativi.
Il NOMAD DIGITAL VISA, introdotto da un recente decreto ministeriale italiano, punta a regolamentare l’entrata nel Paese di questa categoria di lavoratori. Ma, come funziona esattamente questo nuovo visto? Quali sono le nuove regole per il lavoro altamente qualificato da remoto? E quali paesi sono più inclini ad accogliere i nomadi digitali? Esploriamo insieme i dettagli.
La figura del nomade digitale riguarda lavoratori qualificati, imprenditori, e dipendenti di aziende multinazionali o ONG, che possono svolgere il proprio mestiere indipendentemente dalla posizione geografica. Questi professionisti spesso si spostano in base a regimi fiscali favorevoli, preferenze personali o esigenze di famiglia. Luoghi come Portogallo, Spagna, Malesia e Thailandia sono tra le destinazioni più gettonate per i nomadi digitali, grazie alle loro politiche di accoglienza.
Il decreto ministeriale italiano recentemente pubblicato introduce il Digital Nomad VISA, che facilita l’ingresso dei lavoratori extracomunitari in Italia. A differenza dei tradizionali decreti flussi, questo visto consente l’entrata senza necessità di un nulla osta al lavoro, favorendo così l’arrivo di lavoratori qualificati che intendono operare da remoto dall’Italia.
Per accedere a questo visto, sono necessari:
Mentre i termini possono sembrare interscambiabili, il decreto del 9 marzo 2024 stabilisce delle distinzioni chiare tra nomadi digitali e lavoratori da remoto, basate principalmente sui requisiti di ingresso e di soggiorno, oltre che sulla natura delle attività lavorative svolte. Non è richiesto il nulla osta provvisorio per entrambi, ma sono stabilite condizioni specifiche per l’accesso al territorio nazionale.
Il regime fiscale e previdenziale dei nomadi digitali viene regolato dalle convenzioni bilaterali esistenti tra Italia e il paese di origine del lavoratore. In assenza di tali accordi, si applicano le norme italiane. Con il permesso di soggiorno, i nomadi digitali ottengono anche un codice fiscale italiano e, in caso di lavoro autonomo, devono richiedere una partita IVA. Maggiori dettagli sul trattamento fiscale e previdenziale possono essere trovati nelle risorse ufficiali.
Il fenomeno dei nomadi digitali e del lavoro da remoto rappresenta una significativa evoluzione nel panorama lavorativo globale, e il nuovo visto italiano è un passo importante per incentivarne lo sviluppo. Con opportune politiche, l’Italia si prefigge di diventare un paese sempre più aperto e competitivo in questo contesto internazionale.
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