Il panorama fiscale delle prestazioni sportive ha subito significative modifiche con l’entrata in vigore del Decreto Legge 71/2024, il 1° giugno scorso. Le novità, destinate a regolare il regime fiscale delle attività sportive svolte da collaboratori autonomi, stanno generando dibattiti e perplessità tra gli addetti ai lavori.
Una delle principali innovazioni del decreto riguarda la qualificazione dei compensi derivanti dalle attività sportive. Contrariamente al passato, che li classificava uniformemente come “redditi diversi” fino a un tetto annuo di 10.000 euro, il nuovo approccio li categorizza secondo criteri qualitativi. Questo implica che i redditi potrebbero essere trattati come lavoro autonomo o subordinato, o assimilati a essi.
Un punto controverso del DL 71/2024 è l’abrogazione dell’articolo 53, comma 2, lettera a) del Tuir, che in precedenza assimilava i redditi da prestazioni sportive occasionali a quelli del lavoro autonomo. Questa modifica potrebbe riclassificare tali compensi come “redditi diversi” ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera l, Tuir, con conseguenze fiscali potenzialmente rilevanti.
Per le prestazioni occasionali regolate dal DL 50/2017, i compensi fino a 5.000 euro annui godono di un’esenzione generale. Tuttavia, le prestazioni occasionali autonome, secondo l’articolo 2222 del codice civile, potrebbero essere soggette a una ritenuta del 20%, secondo le disposizioni del DPR 600/1973.
In un contesto dove la riforma dello sport si intreccia con la normativa del terzo settore, emerge la necessità di chiarimenti ulteriori da parte delle autorità competenti. Soprattutto in merito alla possibile armonizzazione delle normative sul lavoro sportivo con quelle riservate al settore non profit, è auspicabile un intervento chiarificatore da parte dell’Agenzia delle Entrate o modifiche nel testo di conversione del decreto. Per rimanere aggiornato, visita la nostra pagina dedicata alle news.
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