100 anni di stroia mandati al rogo in un secondo: chiude l’orgogliosa catena di abbigliamento italiana | Migliaia di persone in strada

Adio all'azienda di abbigliamento centenaria - circuitolavoro.it
Cento anni di storia, e ora serrande abbassate. La moda Made in Italy sta vivendo uno dei suoi momenti più bui, e nemmeno i marchi storici riescono più a salvarsi.
Decenni di moda, successi e negozi sparsi in tutto il territorio nazionale: questa è l’eredità di un’azienda che da poco ha spento le sue 100 candeline, ma che oggi si trova a fare i conti con uno stop brusco, forse definitivo.
Non è solo una crisi dei piccoli: anche i grandi stanno cedendo sotto il peso di un’economia sempre più instabile e di consumatori che, tra inflazione e rincari, scelgono di risparmiare, anche a costo di rinunciare alla qualità.
Ed è qui che marchi storici, simboli del Made in Italy e colossi internazionali iniziano a vacillare. C’è chi ha già chiuso centinaia di negozi, chi taglia il personale, chi cerca disperatamente di reinventarsi.
La chiusura dopo anni di successi
Da Benetton a Gucci, passando per Versace e Trussardi: moltissime aziende stanno subendo l’impatto di una crisi che ha radici comuni. Molte hanno rincorso per anni un modello di crescita aggressivo, ma poco adatto ai cambiamenti del mercato. Poi è arrivato il colpo di grazia: la domanda globale in calo, soprattutto nel lusso, con Cina e Stati Uniti in ritirata, e l’impennata dei costi – dalle materie prime alla logistica – che ha messo in ginocchio i bilanci.
Il vero errore? Essere rimasti fermi. Stili datati, strategie digitali inesistenti, distacco dal pubblico giovane. Un mondo che corre, mentre loro restano immobili. Tutto questo, sta portando l’azienda a dover chiudere le serrande e, con essa, un pezzo di storia.

L’azienda di abbigliamento chiude le serrande nel 2025
La crisi ha colpito anche Coin, ma non è nata ieri. I primi segnali si sono visti anni fa, poi il Covid ha accelerato tutto: l’azienda si è ritrovata con un debito che ha superato gli 80 milioni di euro, tanto da dover aprire una procedura di composizione negoziata per evitare il tracollo.
E ora arriva il conto: otto chiusure previste nel 2025, quasi cento dipendenti senza stipendio e oltre 1300 lavoratori in attesa di risposte. I sindacati si sono mossi, chiedendo tutele e un piano chiaro per il futuro. Si cerca un investitore, e tra i nomi in ballo spunta anche OVS, che in passato faceva parte del gruppo.
Intanto, le chiusure sono già scritte: due negozi a Roma, poi Milano City Life, San Donà di Piave, Latina, Vicenza, Sesto Fiorentino. E prima ancora, quello di Grugliasco. Come riporta Money.it, “una grande perdita per l’Italia, e per oltre 1300 lavoratori”.