Foto di Andrea Piacquadio per Pexels
I buoni pasto rappresentano un’importante forma di benefit aziendale per i dipendenti, ma come vengono gestiti nel caso del lavoro agile? La diffusione dello smart working ha portato nuove domande sulla loro erogazione, sulla normativa di riferimento e sui diritti dei lavoratori. In questa guida analizzeremo tutti gli aspetti legati ai buoni pasto in smart working, inclusi i requisiti, i vantaggi fiscali e il trattamento normativo.
I buoni pasto sono un servizio sostitutivo di mensa che i datori di lavoro possono offrire ai dipendenti come benefit per coprire le spese dei pasti durante l’orario lavorativo. Possono essere erogati in formato cartaceo o elettronico e sono soggetti a regole specifiche definite dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) o dai regolamenti aziendali.
Tuttavia, in smart working, l’accesso ai buoni pasto non è garantito in automatico. Spettano ai lavoratori solo se l’azienda ha previsto questo benefit nel contratto o se svolgono attività paragonabili a quelle di chi lavora in presenza.
Ad oggi, non esiste una legge specifica che regoli l’erogazione dei buoni pasto per i lavoratori in smart working. Il trattamento economico e normativo dei dipendenti in lavoro agile deve essere equivalente a quello dei colleghi che svolgono le stesse mansioni in sede.
Secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 96/2018, i buoni pasto non sono obbligatori, ma se previsti, devono essere erogati nel rispetto delle regole aziendali. Le decisioni in merito spesso dipendono dai CCNL o dagli accordi individuali.
I buoni pasto sono dovuti se:
Al contrario, i buoni non sono obbligatori in assenza di una pausa pranzo formale o se il contratto non contempla questa forma di benefit.
La giurisprudenza italiana si è espressa più volte sull’argomento, sottolineando che l’equità di trattamento tra dipendenti in presenza e da remoto è un principio chiave. Recenti sentenze hanno ribadito che i buoni pasto non sono un diritto acquisito ma un benefit condizionato alle politiche aziendali.
I buoni pasto e l’indennità sostitutiva di mensa rappresentano due modalità diverse per supportare economicamente i dipendenti nella gestione dei pasti durante l’orario di lavoro, ma si distinguono per natura, utilizzo e trattamento fiscale.
La scelta tra buoni pasto e indennità sostitutiva dipende principalmente dalle politiche aziendali, dal CCNL applicato e dalla convenienza fiscale per l’azienda.
I buoni pasto offrono numerosi vantaggi fiscali sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, grazie a un trattamento agevolato che li rende particolarmente convenienti:
Grazie a queste agevolazioni, i buoni pasto sono uno dei benefit più apprezzati e diffusi in Italia.
Uno degli aspetti più dibattuti riguarda l’erogazione dei buoni pasto ai dipendenti che lavorano in smart working. Sebbene la normativa non imponga un obbligo specifico, molte aziende scelgono di continuare a offrirli per garantire un trattamento paritario tra chi lavora da remoto e chi opera in sede. Tuttavia, l’assenza di una mensa fisica o di una pausa pranzo regolamentata potrebbe limitare l’applicabilità di questi benefit, lasciando spazio a possibili contenziosi tra dipendenti e aziende.
In ogni caso, per usufruire delle agevolazioni fiscali, è essenziale che i buoni pasto vengano erogati nel rispetto delle norme definite dall’Agenzia delle Entrate e dei contratti collettivi applicabili.
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