La recente introduzione dell’assegno unico ed universale per i figli fino ai 21 anni ha sollevato una serie di dubbi e controversie, soprattutto per i cittadini italiani residenti all’estero. Questo beneficio, regolato dall’art. 3 del D.Lgs. n. 230/21, è destinato esclusivamente a chi possiede residenza fiscale e domicilio in Italia.
Uno dei requisiti fondamentali per accedere all’assegno unico è la residenza fiscale in Italia. Ciò significa che coloro che sono iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) e mantengono residenza fiscale all’estero sono esclusi dal beneficio. Questa condizione si applica anche ai cosiddetti “non residenti Schumacker”, che pur potendo produrre reddito in Italia, non possiedono la residenza fiscale nel nostro Paese.
Un’altra situazione che esclude dall’assegno unico è la residenza all’estero dei figli minori. Poiché questi non fanno parte del nucleo familiare del richiedente ai fini ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), non possono beneficiare del sostegno economico previsto dalla normativa italiana.
L’attuale disciplina dell’assegno unico può entrare in conflitto con il Regolamento 883/UE/2004, che vieta la discriminazione basata sulla residenza all’interno dell’Unione Europea per quanto riguarda le prestazioni sociali. Questo aspetto solleva dubbi sulla conformità della normativa italiana alle direttive europee in materia di sicurezza sociale.
L’INPS ha recentemente fornito alcuni chiarimenti attraverso una circolare del 9 febbraio 2022, ma la situazione rimane fluida e soggetta a ulteriori approfondimenti. Attualmente, l’istituto sta esaminando l’applicabilità della normativa italiana in relazione agli accordi internazionali e al regolamento europeo, senza però fornire ulteriori dettagli specifici su eventuali modifiche o aggiustamenti.
La situazione attuale rappresenta una notevole penalizzazione per diverse categorie di soggetti, tra cui le famiglie con figli residenti all’estero e i pensionati che hanno scelto di vivere fuori dall’Italia. Queste persone, che in passato potevano beneficiare di altri tipi di sostegno economico, si trovano ora escluse da un beneficio che potrebbe apportare significativi vantaggi economici nel sostegno ai figli fino ai 21 anni.
In conclusione, l’introduzione dell’assegno unico figli si presenta come una misura di supporto economico rilevante per le famiglie italiane con figli minori, ma pone delle limitazioni significative per coloro che risiedono all’estero o che hanno legami economici rilevanti con l’Italia senza avere la residenza fiscale nel Paese. Per rimanere aggiornato, visita la nostra pagina dedicata ai bonus famiglia.
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